VOCAZIONI 3

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Sab, 21/07/2018 - 11:18

 

Salve Amici,

sono Matteo un giovane presbitero della nostra Diocesi di Otranto originario di Carpignano Salentino. Scrivere della propria storia vocazionale è sempre un po’ difficile perché la vocazione è in se stessa "dono e mistero" come scriveva Giovanni Paolo II. È qualcosa che non si riesce mai ad afferrare appieno perché sempre ci avvolge e ci supera, perché ha a che fare con l’amore di Dio. Ed è proprio in questo mistero profondo e inscrutabile che mi piace leggere la mia vocazione. Un dono e un mistero dell’amore di Dio. Si, perché così ho conosciuto il Signore e per questo ho imparato ad amarlo. «Non voi avete scelto me» ebbe a dire Lui stesso, un giorno. Ed è vero! Non sono stato io a scegliere Lui, ma è Lui che si è avvicinato a me e, come nella scena del Caravaggio della vocazione di Matteo, mi ha avvolto della sua luce e del suo amore, perché alla sua luce io vedessi la luce e avessi la vita e la vita in pienezza.

Per questo, se per un momento mi fermo e guardo indietro, mi sembra difficile scorgere il momento iniziale della mia vocazione, proprio perché credo e sono convinto che il Signore mi ha chiamato da sempre. Non è un caso che tutta la liturgia della Parola del giorno della mia Ordinazione presbiterale, avvenuta il 23 giugno scorso vigilia della festa di san Giovanni il precursore, sia stata attraversata da questa espressione: «fin dal grembo di mia madre». Si, è proprio così!

Infatti, è fin da piccolo forse piccolissimo che ho imparato a voler bene a Gesù grazie alla fede e all’attenzione dei miei genitori e dei nonni. La Messa la Domenica era un caposaldo imprescindibile di tutta la settimana, non poteva mancare. Così ho iniziato a conoscere Gesù, a volergli bene, a farlo entrare fra le mie cose più care! Ricordo che mi colpiva la figura del sacerdote che a casa, nel mio piccolo, cercavo di imitare. Così sono cresciuto e il tempo è trascorso fino al giorno della mia prima Comunione, giorno specialissimo per me perché da quel momento non ho più smesso di stare vicino a Gesù e al suo altare. Infatti, iniziai a vivere la mia esperienza di ministrante! Per me era straordinario, un sogno, poter stare vicino al sacerdote e aiutarlo per la Messa. Così da essere un’esperienza solo della Domenica iniziò ad essere un fatto quotidiano. Facevo di tutto pur di liberarmi dai compiti per poter partecipare a Messa e mi rammaricavo quei giorni in cui per qualche motivo questo non era possibile. Mi piaceva ascoltare la Parola di Dio e poi magari chiedere qualche spiegazione al mio parroco, il carissimo don Giuseppe Colavero. Ormai l’Eucaristia era diventata un appuntamento quotidiano cui non potevo mancare, e questo mi dava gioia e mi faceva stare bene!

Oltre a questo cercavo di dare una mano come potevo alla vita della Parrocchia: affiancavo qualche catechista e con alcuni amici avevamo ricreato anche il gruppo di A.C.R. In tutto questo ero felice! Tuttavia, il tempo passava e io iniziavo a diventare grandicello e nel cuore iniziava ad albergare una domanda di senso. Allora però ero ancora troppo timido e inesperto e ricordo che a volte la sera mi mettevo a letto e non riuscivo a prendere sonno mentre una domanda mi tornava nel cuore e nella mente: «Cosa vuole il Signore da me, che significa tutto quello che vivo?».

Anche mia mamma a volte mi poneva qualche domanda sul perché io partecipassi così assiduamente la Messa ed io andavo ancora di più nel pallone. Ricordo che anche il mio Parroco aveva provato a farmi la proposta degli incontri vocazionali per ragazzi organizzati dal seminario di Otranto, ma io avevo rifiutato, non perché non mi interessasse - mi interessava e come! – ma perché avevo paura. In altre parole non era ancora giunto il momento. L’occasione però non tardò a presentarsi!

Il Vescovo aveva iniziato la Visita Pastorale e nel maggio 2008 venne nella mia Parrocchia. Lo ricordo come se fosse oggi! «Matteo - mi disse un giorno - vuoi diventare prete?». Vi giuro che questa domanda mi sconvolse! Tornai a casa strano e mia madre se ne accorse. Ne parlammo. I miei genitori mi hanno sempre lasciato libero di scegliere e così mi dissero che potevo fare quello che volevo e che loro sarebbero stati contenti. Nel frattempo io ero quasi tormentato da questa proposta e non riuscivo e decidermi. Il Rettore, don Dario De Pascalis, era venuto diverse volte a trovarmi e aveva cercato di incoraggiarmi e rasserenarmi. E così mentre si avvicinava settembre, tempo in cui il Seminario riapriva i battenti, io sentivo sempre più nel cuore un desiderio, volevo proprio farla quell’esperienza.

Entrai in Seminario, provvidenza credo e non pura casualità, il 21 settembre 2008 festa di San Matteo. Si, oggi diventato sacerdote, posso dire che quel giorno è stato per me una grazia, un dono stupendo dell’amore di Dio. Mi sentì subito a casa, non disadattato ma come se quello fosse il mio luogo da sempre! Che meraviglia! Se ripenso agli anni del Seminario minore non trovo altre parole per definirlo se non: che meraviglia! Meraviglia e grazia di Dio che finalmente poteva iniziare a plasmarmi come voleva per fare di me quel capolavoro che da sempre aveva sognato. Certo, forse, non aveva fatto i conti con la mia umanità, con la mia fragilità e con la mia testardaggine! Il percorso formativo è stato veramente un incontro sempre più intimo e personale con il Signore Gesù. Più sono andato avanti negli anni e più ho scoperto di essere custodito dall’amore del Signore. Prevenuto e seguito dal suo amore!

È stato proprio durante il terzo anno a Molfetta, durante gli studi teologici, che ho capito a fondo questo. E nel mio cuore è nata tanta gratitudine. Questo è il motivo per cui ho detto: “Si” e ho voluto confermare il mio “Eccomi” con l’Ordinazione, perché di fronte a un Dio che ho scoperto essere pazzo d’amore per me, che pure a volte mi dimentico di Lui e voglio fare come se Lui non ci fosse, e che continua ad amarmi senza darsi pace non ho potuto e saputo fare altro se non arrendermi! Questa è la mia esperienza. Quando ho capito solo per un istante che tutta la mia vita non era che nelle sue mani e che tutto quello che avevo e che avevo avuto non era altro che frutto del suo amore e della sua passione per me, non ho avuto il coraggio di tornare indietro, al banco delle imposte, e con trepidazione e un pizzico di incoscienza ho capitolato a Lui.

Non so per quali strade mi condurrà, ma so che se sono con Lui sono al sicuro. Lui con me si è sempre un po’ divertito e tante volte mi ha messo alla prova, a dura prova. Ma io non ho cessato di sperare in Lui e non smetto di affidarmi a Lui. Il 14 giugno del 2017, a soli dieci giorni dalla mia Ordinazione diaconale, la mia vita e quella della mia famiglia cambia per sempre e in modo brutale! Mio fratello non c’era più, a soli 17 anni! Che fare? Allora nel cuore mi sono passate tante cose, tanti pensieri ma mai quello di ritrattare, di prendermela con il Signore, di mandare all’aria tutto! Mai, neppure per un istante, ho pensato di lasciare tutto e fuggire. Anzi mi sono aggrappato a Lui ancora una volta e Lui mi ha aiutato e ha aiutato anche i miei genitori. Nella tempesta più burrascosa che poteva investire la mia famiglia, quando tutto sembrava cadere, io e la mia famiglia abbiamo retto e questo solo grazie a Lui!!!

Ed ora mi trovo a vivere tutto immerso in questa mia nuova esperienza e sono felice! E anche ora, come quando entrai in seminario, sento che è come se questa realtà mi appartiene da sempre. In questi anni, ritornato da Molfetta, ho svolto il mio servizio in Seminario minore come educatore, e sono molto contento! Il Signore mi ha ricondotto a casa, nel luogo dove tutto ha avuto inizio sussurrandomi quasi nell’orecchio: «Ricordati di tutto il cammino che il tuo Dio ti ha fatto percorrere» e per poter donare con gioia quello che a mia volta ho ricevuto. L’esperienza di educatore in seminario mi ha dato e mi dà tanto! Al giorno d’oggi sono contento perché non mi sento arrivato, ma ancora in cammino e ho nel cuore il desiderio vivo di continuare a camminare sapendo che non sono solo, ma che accanto a me vi è il Signore Gesù a cui affido tutta la mia vita e la mia esistenza, perché solo in Lui confido, Lui solo è la mia gioia!


Un abbraccio, Matteo!

 

 

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