LA PAROLA


Sab, 01/09/2018 - 19:35

 

Cosa conta di più? Qual è il centro e il fondamento della nostra fede?
Siamo preceduti dalla fede dei nostri padri e delle nostre madri; siamo accompagnati da una Tradizione fatta di certezze e solidi ancoraggi, capace di indicarci la direzione e di insegnarci l’essenziale. Ma non basta. Non è a questo che la nostra fede si riduce.
Siamo sostenuti ogni giorno, in ogni istante, da una relazione che rinnova la storia, la nostra vita e la vita del mondo: una relazione che si nutre di un incontro speciale, l’incontro con Dio.  

Siamo nutriti nel nostro credere dallo Spirito del Risorto che continua a far nascere germogli lì dove in molti vedono solo morte.
Siamo sospinti e guidati dalla Parola, quella di Dio, che è sempre più nuova delle nostre consapevolezze raggiunte, sempre più dinamica dei nostri più vivaci momenti creativi.
Ecco, di fronte a tutto questo, non possiamo non chiederci cosa sia al centro della nostra fede; che cosa abbiamo posto come suo fondamento; cosa conti davvero per noi; cosa potrebbe farci vacillare.
Non sono domande di poco conto. E ce lo dimostra la storia, quella passata e quella contemporanea.

Quando la fede, che di per sé non è altro se non abbandono personale in Dio, ci rende plotone di esecuzione del comportamento altrui, probabilmente dovremmo con coraggio dirci che al centro non c’è più Dio… poiché Lui alla disobbedienza delle generazioni ha risposto con il dono del Figlio.
Quando la fede non è la motivazione più forte per scelte umane scomode e controcorrente, allora, con umiltà, dovremmo riconoscere di aver ridotto il nostro rapporto con il Dio di Gesù non a una relazione viva e incontrollabile, ma ad un insieme di regole che legano e uccidono.
In realtà c’è solo una cosa da fare: accogliere ogni giorno la Parola di Dio che in noi viene seminata, in noi fiorisce e genera frutti di salvezza.


UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Al centro, Signore, Tu!

Regole, norme, tradizioni:
noi abbiamo bisogno che la nostra fede
sia certa, sicura, protetta.
Eppure Tu non ti accontenti, Signore!

Vorresti che la tua Parola per noi
fosse scintilla di un nuovo modo di amare,
fosse il «la» per nuove sinfonie di umanità.
Insegnaci a non accontentarci delle norme.

Facci gustare la creatività dell’amore…
del tuo amore.

Amen.


DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 7, 1-8.14-15.21-23)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

tratto da: Canta la Vita