LA PAROLA della Domenica


Sab, 08/09/2018 - 08:51

 

L’evangelista Marco ci incanta, ancora una volta, con un altro miracolo. Gesù guarisce un sordo, apre alla comunicazione un uomo totalmente bloccato, una persona strutturalmente incapace di interloquire con chi gli sta accanto: non può né ascoltare né parlare, è costretto a vivere nel suo mondo. 
Ma come sempre, dietro ogni parola dell’evangelista si aprono dei mondi per noi, delle vie che è chiesto a noi di percorrere.

La prima via: «L’uomo viene portato in disparte». Gesù prende con sé, porta lontano dalle folle, perché la guarigione ha bisogno di intimità, di relazione. Ciò che accadrà dopo è scritto, ma noi spesso lo leggiamo o ascoltiamo troppo rapidamente per intuirne la rivoluzione. Gesù pone le sue dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua. Fermiamoci e proviamo a immaginare: il gesto è forte, quasi scandaloso. Lo sarebbe oggi, figurarsi in una società puritana come quella ebraica, dove anche solo sfiorare l’impuro era illecito. Ma Gesù va oltre. Perché? Perché nessuno di noi può essere liberato, guarito, sciolto dai blocchi interiori senza una intimità vissuta, senza essere toccato da qualcosa di profondo.Nessuno di noi può essere riaperto alla relazione con il mondo senza una relazione capace di toccare anche ciò che in noi è più malato, una relazione liberante: e quella con Gesù lo è.

La seconda via: «E subito si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua». La relazione con Dio può guarirci, ma la domanda è: e poi di cosa riempiremo il mondo? Chi vede e incontra Gesù dopo diventa benedizione per tutti coloro che gli vivono accanto. La prova della nostra liberazione interiore sarà proprio questa: l’essere diventati persone di benedizione, capaci di liberare l’altro, chiunque esso sia; capaci di benedirlo.
 

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Aprici, Signore!

Aprici, Signore Gesù!
Liberaci dalla sordità interiore
che ci rende muti davanti al mondo.

Rendici capaci di ascoltare e ascoltarti in profondità,
per essere liberi e liberati al punto tale da poter amare.

Aprici alla relazione con Te e con il mondo,
perché la nostra lingua e il nostro cuore
possano diffondere nel mondo semi di bontà.

Amen.
 

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Mc 7, 31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

tratto da: Canta la Vita